VICO NEL LAZIO: ripristinato l’accesso alla cappella di Sant’Onofrio ed annesso ospedale.

VICO NEL LAZIO: ripristinato l’accesso alla cappella di Sant’Onofrio ed annesso ospedale.

Torna ad essere visitabile la cappella di Sant’Onofrio con annesso ospedale, dopo il ripristino del relativo accesso, grazie all’intervento del nuovo proprietario Umberto Protani.
Così, dopo il recente recupero e la fruibilità della chiesa benedettina di S. Biagio, del XII sec., avvenuto sempre ad opera del citato proprietario, si aggiunge un altro tassello, che arricchisce il variegato patrimonio architettonico del nostro paese.
In questo caso, tuttavia, non devono trarci in inganno i termini di “cappella” e soprattutto di “ospedale”, in quanto siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso, sia per dimensione che per valore artistico. Infatti, l’ospedale ci lascia immaginare un edificio capiente, ben soleggiato ed areato, con tanti posti letto, mentre il termine “cappella” rimanda ad una piccola, ma pittoresca costruzione, con altare, reliquie ed affreschi vari.
Qui, invece, ci troviamo di fronte a due locali sotterranei, ricavati nella roccia friabile del posto, privi di qualsiasi traccia pittorica e di conforto ospedaliero. Insomma, per dirla con Mons. De Grassis, nella sua visita apostolica dell’8 marzo 1581 ( da “Santuari e chiesette fuori le mura” di Natale Tomei, 2002) “ è un ospedale posto in un sotterraneo, sconveniente pure per una stalla (!), affidata alla cura della Comunità…” ma in cui , già d’allora,non si praticava alcuna ospitalità.
Ancor prima, siamo al 1316, mons. Jacopo d’Angeli, vescovo di Nola, originario di Vico, nel suo testamento (pubblicato in “Reliquie e reliquiari di Vico nel Lazio e Trisulti” di Salvatore Iacobelli, 2009) dona, tra l’altro, ai poveri dell’ospedale di Sant’Onofrio di Vico “tutti i materassi, coltri, lenzuola e coperte . ..”, mentre alla cappella di Sant’Onofrio di Vico (specifica Vico , perché un’altra cappella di Sant’Onofrio si trovava a Nola) lasciamo la nostra pianeta di diaspro bianco… una navicella d’argento per l’incenso, ecc.”
Verrebbe da chiedersi:”Tutto qui?” No, perché le cose si comprendono meglio se le contestualizziamo. Dobbiamo, in pratica, immaginare il contesto sociale di allora: siamo nel medioevo. In quel periodo, anche un semplice “pagliericcio”era quasi un lusso, altro che materasso “Permaflex”! E poi, c’era la peste. Le persone che ne venivano colpite dovevano uscire fuori dall’abitato, rimanere quasi nascoste. Una grotta poteva, quindi, essere il luogo naturale dove rifugiarsi. Nella grotta, sappiamo, la temperatura è costante sia in inverno che in estate: né freddo né caldo. Quindi, anche per le ferite e le piaghe in genere, la grotta metteva al riparo da mosche ed insetti vari. Il luogo di cui parliamo era lungo la vecchia strada Guarcino-Vico-Collepardo, in posizione strategica per soccorrere anche i viandanti bisognosi.
E poi Sant’Onofrio, che c’entra con Vico ? Sappiamo che Sant’Onofrio era un monaco del IV sec. d.C., di ricca famiglia, eremita nel deserto egiziano; visse in una grotta, nutrendosi soltanto di prodotti naturali. Viene rappresentato con barba lunga e corpo peloso. Vico ed i nostri monti Ernici , nel passato, sono stati luoghi con numerose presenze di eremiti, che vivevano in luoghi appartati ed angusti, generalmente in piccole grotte. La diffusione del suo culto in occidente si deve ai monaci benedettini. Questi ultimi avevano in Vico diversi beni: la grangia, la chiesa di S. Biagio, vari terreni, il monastero familiare, proprio in prossimità della cappella in questione. Inoltre, all’interno della stessa chiesa di S. Biagio ci sono tre altari, di cui uno dedicato proprio a Sant’Onofrio. Pertanto, possiamo dire che, qui a Vico, Sant’Onofrio era …di casa!
Venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 15.30, ci sarà un’apposita cerimonia, per la riapertura dei luoghi suddetti. A seguire, il parroco Don Luigi Battisti celebrerà la S. Messa presso la vicina chiesa di S. Biagio.
Esprimiamo da subito un vivo ringraziamento ad Umberto Protani, per la disponibilità e la sensibilità dimostrata nel recupero del manufatto. Siamo consapevoli che anche i piccoli complessi architettonici, pur privi di valore artistico, contribuiscono a mantenere la memoria storica: sono presidi di identità, anelli che ci uniscono al nostro passato , facendoci vivere in armonia con i nostri avi.

Giulio Maurizio GIACOMINI

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